Piano del parto: tutto quello che c’è da sapere

· Cos'è il piano del parto? È realmente utile? Come si redige? ·

Già durante la mia prima gravidanza vi avevo parlato su Instagram di un argomento molto importante, ovvero il piano del parto. Visto e considerato che sono ora alla mia seconda gravidanza e che ho notato che ancora molte di voi non hanno ben chiaro (o magari non sanno neanche) cosa sia, ho pensato di proporvi lo stesso argomento anche sotto forma di articolo, sperando di venirvi incontro e potervi fornire informazioni interessanti, e magari anche utili (specie se siete incinte o se prevedete di avere bimbi in futuro).

Piano del parto: tutta la verità

Mentre in altri Paesi nel Mondo (Europa compresa) il diritto di scegliere è ormai la regola, in Italia non è ancora così. Per lo più ci si affida al ginecologo e a quello che lui ci dice e ci propone.

Partiamo dal semplice e cerchiamo di capire cos’è il piano del parto (o piano nascita, dall’inglese: birth plan).
Il piano del parto è un documento scritto e firmato dai futuri genitori e che viene poi allegato alla cartella clinica della partoriente: non è altro che l’insieme dei vostri diritti e le vostre scelte in quanto donne, partorienti e future mamme. Sono delle linee guida, una sorta di accordo tra la futura mamma e la struttura, che spiega come vorreste che venissero fatte determinate cose durante il travaglio, il parto e il periodo di degenza in ospedale, compresa la gestione del neonato. Se avete delle idee precise su come volete che vada il vostro parto, avete il diritto di dirlo: in questo momento così delicato e importante, avete il diritto di non essere schiave delle scelte di terze persone.

Purtroppo l’ospedalizzazione del parto (insieme con l’evoluzione delle tecniche ospedaliere), se da un lato ha portato tanti vantaggi e benefici, abbassando di molto i rischi, dall’altro ha però fatto sì che durante il parto vengano anche fatte cose che magari, sì, prevengono possibili rischi, ma spesso sono tecniche usate più per agevolare le tempistiche dei medici che non il benessere psico-fisico della mamma e/o del bambino.

Un esempio un pochino estremo (e fortunatamente ormai per lo più superato) è quello del parto cesareo, che per un po’ di anni è stato preferito al parto naturale perché più rapido e (almeno così si è pensato per un po’) apparentemente con meno rischi. La realtà dei fatti e l’evidenza medica hanno poi portato a cambiare questo tipo di approccio, in quanto il taglio cesareo è un’operazione a tutti gli effetti, con tutti i rischi e gli effetti che ne conseguono (ad esempio, un recupero post-parto più lento, la necessità di una degenza più lunga in clinica, ecc.).

Comunicare alla struttura scelta il vostro piano del parto, quindi, vi consentirà di vivere l’esperienza nel modo più sereno possibile, aiutandovi ad acquisire maggiore consapevolezza rispetto a quello che accadrà, a come desiderate che si svolga questo momento speciale, e a vivere l’esperienza in maniera più positiva e meno ansiogena. Allo stesso tempo, consentirà anche al team che vi assisterà, conoscendo in anticipo le vostre richieste, di organizzarsi di conseguenza.

Piano del parto: un esempio

Ma cos’è che possiamo inserire nel piano del parto?
Ecco alcuni dei punti chiave che potete inserire nel vostro piano del parto:

  • Se sei favorevole o contraria alla somministrazione di ossitocina o a manovre talvolta utilizzate per la nascita, come la manovra di Kristeller
  • Se sei favorevole o contraria all’episiotomia
  • Se sei contraria alla rasatura del pube e/o alla somministrazione di un clistere prima del parto
  • Se sei favorevole o contraria all’epidurale o ad altri rimedi contro il dolore
  • Se vuoi avere libertà di muoverti durante il travaglio e di assumere tutte le posizioni che preferisci e che ti vengono naturali
  • Se desideri la possibilità di stare a contatto con il bambino prima del taglio del cordone (contatto precoce)
  • Se desideri il rooming in (avere il bambino con te nella stanza per tutta la durata della degenza, notte compresa)
  • Chi vuoi che ti accompagni durante l’esperienza
  • Se desideri optare per l’allattamento esclusivo al seno, senza che gli vengano somministrati soluzione glucosata o latte artificiale

Naturalmente le richieste inserite all’interno del piano del parto devono essere realistiche e basate su informazioni scientifiche e protocolli corretti.
Il piano andrà poi condiviso con la propria ostetrica curante, oppure con la capo ostetrica della struttura scelta per il parto.

Dovrebbe essere scontato, ma preferisco dirlo apertamente: è ovvio che le scelte potranno essere soddisfatte solo e unicamente se travaglio, parto e post parto procedono regolarmente, senza problemi di sorta. Laddove ce ne sia la necessità, dovete capire che non potete incaponirvi ad esempio sul parto naturale e rischiare così di mettere a rischio la salute vostra o del bambino: se il travaglio dura troppo e i medici vi consigliano di optare per un cesareo, o di somministrarvi ossitocina, sarà il caso di lasciarglielo fare, anche se nel piano del parto avevate scritto diversamente.
Il piano del parto mette nero su bianco quelle che sono le vostre volontà in proposito, ma in caso di complicazioni i medici dovranno comunque intervenire diversamente. Prima di farlo, però, dovranno comunicarvelo e voi dovrete dare il consenso.

Piano del parto: la mia esperienza

Per quanto riguarda la mia esperienza, prima della gravidanza non avevo un ginecologo di fiducia, quindi quando ero incinta di Leo ho scelto prima la struttura, in base a quello che mi offriva e a come si adattasse al modo in cui avevo deciso di partorire, e da lì ho poi scelto, tra i tanti medici disponibili all’interno della clinica, quello che più mi ispirava, e con cui mi sono poi trovata benissimo.
Ho scelto quella struttura (la clinica Mediterranea, a Napoli) proprio per il suo approccio al parto molto più ostetrico rispetto a tante altre, con un approccio più ospedaliero, e il dottor Menditto per la sua promozione del parto spontaneo (compreso il parto in acqua), che rispecchiava al 100% la mia idea di parto.

Personalmente nel mio piano del parto avevo chiesto di non subire episiotomia e che non mi venisse somministrata ossitocina.
Episiotomia perché so che non sempre è necessaria e per mia scelta personale preferisco che non mi taglino di default. Ritengo inoltre che con un buon massaggio perineale dalla 34° settimana, che consenta di elasticizzare la zona, e con la posizione giusta (quella che la futura mamma sente più giusta sul momento, quella che le viene più naturale), il rischio di lacerazione si riduce al minimo.
Ossitocina perché dalle letture che ho fatto (vi consiglio in particolare il libro: La gioia del parto – Segreti e virtù del corpo femminile durante il travaglio e la nascita, di Ina May Gaskin) ho appreso che seppure sì, vi sono a volte ragioni mediche che richiedono l’induzione del travaglio (si tratta di meno del 10% dei casi), se queste non sussistono è sempre meglio evitare, perché l’induzione comporta comunque dei rischi, per la madre e per il bambino. Svantaggi per la mamma: intanto un travaglio indotto è molto più doloroso di uno spontaneo; la capacità di movimento della mamma è estremamente ridotta (per via della flebo); l’emorragia post-parto risulta più abbondante; si rischiano ulteriori sconvolgimenti ormonali; infine c’è il (seppur remoto) rischio di problemi più seri, come lacerazioni dell’utero con conseguente necessità di cesareo d’emergenza. Svantaggi per il bambino: le contrazioni saranno più intense e dureranno di più, diminuendo il flusso di sangue e ossigeno dalla placenta verso il bimbo, tanto che di solito si procede con un costante monitoraggio fetale, che costringe però la madre a restare stesa; c’è inoltre una maggiore incidenza di sofferenza fetale ed è più facile che si debba poi ricorrere al cesareo; il maggiore stress a cui è sottoposto il bambino provocherà una maggiore produzione di meconio, con un più alto rischi che con il primo respiro il bimbo lo inali; in caso di parto indotto c’è anche una maggiore incidenza di casi di itterizia.

Nota: ovviamente ogni parto è a sé, proprio come ogni gravidanza è diversa dalle altre. Se il travaglio si prolunga molto ci sta che una partoriente si senta troppo stanca o sopraffatta e, per dire, chieda un’epidurale quando nel piano del parto aveva scritto di essere contraria. È importante non dire di no a prescindere. Se se ne sente la necessità, meglio tornare sui propri passi e cambiare idea.

Nel mio caso specifico, sono stata purtroppo particolarmente sfortunata e, pur avendo specificato nel mio piano del parto che volevo tenere il bimbo con me per tutto il tempo della degenza e che non volevo che gli fosse somministrato alcunché (tipo glucosata o il biberon di latte artificiale), i medici hanno dovuto prendere la decisione di non seguire il mio piano del parto. Questo perché alla nascita Leo purtroppo aveva contratto un’infezione che doveva urgentemente essere curata, tale che il bimbo necessitava di stare sotto osservazione, all’interno dell’incubatrice e con somministrazione di ossigeno. Questo ha naturalmente implicato, per ovvie ragione, di alimentarlo nel mentre con latte artificiale.

Non vi nascondo che per me è stato un duro colpo (trovate la storia raccontata in questo articolo). Sono state ore, giorni, settimane difficili e lunghe, infinite direi.

Quello che vi posso dire è che in casi come il mio, ovvero se ci sono complicanze di qualsiasi tipo che implicano che il piano del parto non venga rispettato, i medici sono tenuti a parlarne prima con voi, senza fare cose di loro iniziativa.

Detto questo, naturalmente spero che con Andrea le cose vadano diversamente, in modo di vivere l’esperienza in maniera più positiva!

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